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Il caso dell'ENEL e del dumping nucleare francese

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Recentemente il Ministro dello Sviluppo Economico Romani ha dichiarato che il nucleare è indispensabile perché importiamo il 19% del fabbisogno dalla Francia. In realtà in tutto il secondo semestre 2010 ENEL ha fornito alla rete italiana solo 20 miliardi di kWh a fronte dei 30 miliardi che è in grado di fornire in un solo mese, il che significa che mediamente, solo 5 GW dell'ENEL vengono impegnati dal dispacciamento a fronte di 45 GW di potenza installata dell'ENEL.

 

Dai dati del dispacciamento relativi al secondo semestre 2010 risulterebbe che, mediamente, soltanto 5 GigaWatt elettrici (GWe) dei 45 (GWe) installati dall’ENEL sono stati immessi in rete dal Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN).

Tale risultato sarebbe una conseguenza del “dumping nucleare” praticato dalla Francia e permesso dal meccanismo di immissione dell’energia elettrica in rete, mediante la borsa dell’energia e a seguito della privatizzazione dell’ENEL, meccanismo che perciò stesso deve ritenersi anti industriale e in ultima analisi antieconomico per il Paese.

Il “dumping nucleare” sarebbe praticato dalla Francia, mettendo per altro a rischio la sua popolazione e la nostra popolazione valdostana e piemontese, attraverso una determinazione del prezzo dell’energia elettrica prodotta dalle sue centrali nucleari che è erronea e fuorviante,comunque tale da alterare la concorrenza, in particolare rispetto alla produzione di energia elettrica italiana.

Il prezzo per kilowattora dell’energia elettrica di provenienza nucleare praticato dalla Francia risulta circa di 2,3 centesimi di euro, contro i 3,4 centesimi di quella proveniente dal carbone e i 5,7 di quella proveniente dal gas; per contro una centrale nucleare di terza generazione risulta costare 4 miliardi di euro (G€) per ogni GigaWatt elettrico (GWe) installato (4 G€/GWe: stima del costo dell’ EPR in corso di costruzione in Finlandia da parte della francese AREVA; l’EPR è il tipo di reattore che secondo la programmazione del MISE dovrebbe essere installato in Italia); anche se è difficile stimare un preventivo, tenuto presente che storicamente il preventivo di costruzione di una centrale nucleare è sempre risultato sottostimato (mediamente le centrali nucleari costruite negli Stati Uniti sono costate il 200% del prezzo preventivato); le centrali a carbone costano mediamente 1,2 miliardi per GW e quelle a gas 0,7.

Nel prezzo dell’energia nucleare, l’ammortamento incide per oltre l’80%; infatti i costi di esercizio sono risultati fono ad oggi ridotti (per la relativa abbondanza dell’uranio, che ora tende, almeno in prospettiva, all’esaurimento); Il prezzo praticato dalla Francia di 2,3 centesimi di euro per chilowattora sconta un ammortamento di 60 anni che è troppo lungo per le centrali nucleari, come dimostrano le centrali di Fukushima e le centrali europee fermate in Germania o quelle sottoposte a osservazione in Spagna e in Svizzera.

Rinormalizzando il prezzo del nucleare in base al giusto ammortamento, che gli esperti considerano non debba essere superiore a 35 anni, anche non includendo i costi occulti sostenuti dallo Stato Francese per la ricerca e lo sviluppo tecnologico oltre che per la regolamentazione e la gestione dei controlli omologativi e di radioprotezione da parte delle agenzie pubbliche (costi molto rilevanti e che meriterebbero una istruttoria a parte, per una corretta determinazione del costo di produzione unitario dell’energia nucleare francese), il prezzo dell’energia di provenienza nucleare francese dovrebbe risultare incrementato di un fattore 12/7 in relazione all’85%/100 di incidenza dell’ammortamento, cioè di un fattore globale pari al 146% ; ne consegue che il prezzo rinormalizzato dell’energia elettrica fornita dalla Francia dovrebbe risultare uguale a quello dell’energia prodotta in Italia dal carbone (le cui emissioni atmosferiche possono essere notevolmente ridotte con la intercettazione di filtri a base amminica nei camini, come da programma ENEL in corso di realizzazione); rimarrebbe lo svantaggio di un investimento, quello per il nucleare, che richiede oltre il triplo delle risorse necessarie per una centrale a carbone e il sestuplo dell’investimento necessario per una centrale a turbogas.

La Francia sta dunque realizzando un “dumping nucleare” che potrebbe risultare vantaggioso per l’Italia, la cui popolazione non è soggetta al rischio cui è soggetta la popolazione francese: la zona a rischio di esito letale in caso di incidente è inclusa infatti in un raggio di 30 km dal sito della centrale, lo stesso raggio entro il quale le autorità giapponesi hanno evacuato la popolazione intorno alla centrale di Fukushima; grazie al dumping francese l’Italia si può approvvigionare di energia elettrica ad un prezzo che è circa i 2/3 del prezzo che dovrebbe essere praticato (stima conservativa, che non include i costi occulti assorbiti dallo Stato francese); il “dumping” però penalizza l’industria italiana, gettando fuori dal mercato gran parte della potenza installata dall’ENEL e inducendo un forzato declino industriale del Paese anche nel settore energetico ed espone a rischio di contaminazione radioattiva la popolazione e il territorio dell’Italia nord occidentale.

Nel quadro sopra descritto risulta del tutto fuorviante l’affermazione ripetuta in questi giorni dal Ministro Romani secondo il quale l’Italia copre il 19% del proprio fabbisogno energetico con l’energia nucleare francese; vero è che il “dumping nucleare” francese induce l’Italia ad approvvigionarsi dalla Francia per una quota pari al 19% del fabbisogno, per il meccanismo sopradescritto dovuto alla forsennata liberalizzazione che è stata attuata prescindendo dagli interessi strategici del nostro Paese; ma si tratta di una quota pari al 19% non del 19% del fabbisogno; così riferito il dato, come il Ministro Romani lo ha recentemente riferito in televisione, si induce una errata percezione e dunque valutazione dei fatti nella opinione pubblica italiana; il Ministro avrebbe omesso di informare l’opinione pubblica che la fornitura francese non serve a coprire un deficit produttivo italiano ma serve a buttare fuori dal mercato gli impianti per la produzione elettrica dell’ENEL, che costituiscono un patrimonio del Paese tutto, e non per una superiore tecnologia, quella nucleare, che produca di più a minor costo del mix produttivo italiano, ma per il “dumping” francese, che si basa nella non inclusione nel prezzo dell’energia elettrica francese i costi ambientali e la determinazione del giusto ammortamento; il Ministro avrebbe omesso di informare che la copertura del fabbisogno italiano di energia elettrica con energia elettrica francese, per quasi un quinto, non costituisce prova di insufficiente capacità Italiana di produrre energia elettrica; perché contrariamente a quanto lasciato intendere l’Italia dispone di riserve produttive dello stesso ordine del fabbisogno, al quale l’Italia può far fronte anche in caso di picchi di domanda, con la capacità di ulteriore produzione dell’ENEL di ben 40 GWe, capacità che rimane inutilizzata con effetti perniciosi sullo sviluppo industriale e, in prospettiva,sull’occupazione oltre che, in ultima analisi, sullo sviluppo, sulla qualità della democrazia e sull’indipendenza del Paese.

Che il fatto che la capacità di produzione elettrica italiana sia superiore al fabbisogno è stato messo in evidenza da illustri economisti in televisione ( RAI 3, Ballarò 8 marzo 2011) e sulla stampa dall’ex Ministro dell’Industria Alberto Clò (il Fatto quotidiano, pag. 6, 20 marzo 2011).

Con tale omissione il Ministro Romani avrebbe lasciato intendere che l’Italia ha bisogno di costruire nuove centrali elettriche, meglio centrali nucleari, con ciò supportando, con una omissione che altera i fatti, il disegno politico del Governo in danno dell’industria energetica italiana e a favore del dumping nucleare francese e in generale, della lobby nucleare; mentre al contrario al momento l’Italia risulta avere troppe centrali elettriche la maggior parte delle quali troppo spesso spente.

Ci poniamo quindi alcune domande:

- quali iniziative intenda adottare il Ministro dell’Economia e delle Finanze per introdurre nel Bilancio dello Stato un accantonamento che possa compensare il danno economico indotto sulla partecipazione statale nell’ENEL dal dumping francese e dal conseguente declino industriale dell’ENEL , al fine di evitare quanto già avvenuto con la siderurgia pubblica, con la chimica pubblica e con l’Alitalia;

- se il Ministro dello Sviluppo Economico non intenda informare la opinione pubblica del reale stato di cose ammettendo la propria omissione, con la stessa evidenza mediatica con la quale ha lasciato intendere, certamente involontariamente, che l’acquisto di energia elettrica da parte della Francia avverrebbe perché l’Italia non avrebbe sufficienti centrali di produzione elettrica con ciò sostenendo la necessità di costruirne di nuove, per giunta nucleari;

- se il Governo non intenda sospendere la borsa dell’elettricità e tornare alla previgente modalità di dispacciamento:

- se il Governo non intenda provvedere ad elaborare e a sottoporre al Parlamento il piano di Strategia Energetica Nazionale, previsto da apposito decreto dl giugno 2008, anche al fine di dichiarare la moratoria della energia nucleare e programmare la produzione di energia elettrica nazionale in modo che non sia esposta al dumping da parte di altri Paesi o ad altre pratiche commerciali contrarie all’interesse strategico nazionale in materia di energia.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Aprile 2011 21:34  

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