Raccolta firme, un successo straordinario a sostegno dei referendum
Si è conclusa la raccolta delle firme a sostegno dei referendum per la “ripubblicizzazione dell’acqua” promossa dai comitati e movimenti per l’acqua pubblica. La campagna referendaria si è conclusa nel migliore dei modi con la consegna alla Consulta di oltre un milione di firme raccolte. Questo percorso, iniziato circa tre mesi fa, ha comportato lo sforzo di centinaia di persone che si sono mobilitate in tutta Italia. Una avventura entusiasmante che ha coinvolto cittadini in tutti i territori d'Italia, da Nord a Sud, uomini e donne hanno messo in piedi, in un apparato organizzativo formidabile, fatto di sforzi, di quotidianità ed impegno, per costruire un modello di democrazia dal basso che ha travolto la politica. Un impegno a tutela del territorio, delle risorse pubbliche inalienabili, a tutela dei diritti dei cittadini e del futuro di tutti i cittadini.
Una occhiata ai numeri della partecipazione. SI sono raccolte oltre 1.400.000 a livello nazionale certificate in gran parte e consegnate alla Consulta per l’esame di merito. Di queste 235.000 sono state raccolte in Lombardia. Brescia è tra le aree che hanno sorpreso di più, con un obiettivo di 15.900, la raccolta ha superato quota 44.000. Eccezionale per numero e significato politico il risultato della Valle Camonica che ha contribuito con oltre 12.000. Tante gocce d’acqua a formare un’ondata blù, da tutti i territori che hanno così manifestato la loro “presenza “ rispondendo in maniera efficace grazie soprattutto alla trasversalità del Comitato Promotore della campagna referendaria, buon viatico in vista del referendum vero e proprio.
Segnali di “resistenza” si registrano anche a livello istituzionale: lo scorso aprile il Consiglio Comunale di Milano ha approvato all’unanimità un Ordine del Giorno che conferma l’affidamento fino al 2027 all’azienda totalmente pubblica Metropolitana Milanese, ignorando gli obblighi di privatizzazione imposti dal Decreto Ronchi; Molti comuni, anche in Lombardia, hanno dichiarato la loro volontà di non volersi allineare ai vincoli imposti dall’art. 23 bis. La “resistenza” dei sindaci va in controtendenza rispetto alla volontà del Governo che punta a ridurre l’autonomia degli enti locali. La norma, votata dal Parlamento a febbraio 2010, che prevede la soppressione degli A.T.O. (Ambiti Territoriali Ottimali) dall’aprile del prossimo anno, di fatto sottrae ai Comuni le competenze in materia di servizio idrico per consegnarle alle Regioni (e da queste alle province), allontanando dalla partecipazione democratica le decisioni su un bene essenziale per tutti i cittadini. In ragione del sorprendente andamento della raccolta firme il Comitato Promotore chiederà al Governo una moratoria sugli tutti affidamenti, in pratica un doveroso stop alla legge, in attesa del referendum, che dovrebbe svolgersi tra il 15 maggio ed il 15 giugno 2011, il cui esito potrebbe rappresentare la chiave di volta di un cambiamento paradigmatico sui processi decisionali riguardo la gestione di tutti i Beni Pubblici.
Per quanto riguarda il nostro comune: Lonato, e più in generale L’ATO Basso Garda al quale esso appartiene, l’applicazione della legge 133 avrebbe dei effetti immediati:
- il dover procedere a gara per la assegnazione del 40% della gestione del servizio idrico a soggetti privati aprirebbe un enorme mercato a importanti società straniere e multinazionali, già presenti sul territorio italiano: Veolia; Compagnie General des Eaux, ecc, ma assolutamente estranee e sradicate dal territorio gardesano. Compagnie con importanti capitali e partecipazioni in grado di estromettere dalla gestione territoriale del servizio A2A ora presente sul territorio. Quindi il servizio idrico vedrebbe la gestione partecipata di Garda Uno e una multinazionale come partner.
- L’inevitabile aumento delle tariffe (ed la probabile diminuzione degli investimenti) che dovranno essere determinate tenendo conto della “adeguata remunerazione del capitale investito”. Remunerazione vuol dire profitto, quindi le tariffe devono essere tali da garantire un adeguato profitto.
- In alternativa il ricorso a delocalizzazione per garantirsi l’accesso a forme di lavoro sottopagato a detrimento della qualità del servizio per ottenere maggiori profitti.
La approvazione dei tre referendum rimanderebbe, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del D. Lgs. 267/2000. Questo renderebbe possibile il ricorso a aziende speciali o a enti di diritto pubblico, che qualificano il servizio idrico come servizio di interesse generale, senza profitti nella sua erogazione.
| < Prec. | Succ. > |
|---|






